
In questa materia, in cui è la materia stessa a farsi architettura, il mondo virtuale ribalta l’ordine delle cose, facendola diventare più spazio che altro, variando il suo significato in un qualcosa di intangibile che è proprio della realtà virtuale. Morosin, nel suo progetto, parte da un concetto non concreto, proiettato su una scala ben più grande di quella umana, in cui punti invisibili vogliono però portare alla creazione di una nuova forma di arte.
Rimangono comunque in questo mondo senza fili delle “cose invisibili” che possono aprire un dibattito sulle differenze fra conformazione e rappresentazione dell’arte e dell’architettura. Infatti, se la prima, che implica un lavoro di conformazione, rimane prevalentemente rappresentativa, la seconda, che si fonda su un lavoro rappresentativo, dovrebbe poi divenire prevalentemente conformata (5). Sono però innumerevoli le soluzioni che ancora potrebbero essere date a questo binomio fra reale e virtuale, in cui a volte l’ordine degli addendi cambia, lasciando comunque il risultato lo stesso sempre confuso.
foto: ritaglio del manifesto "Le Immateriaux", Parigi, Centre Pompidou
28 marzo-15 luglio 1985
(1): Cfr: R. De Fusco, " Internet non s'addice all'architettura", settembre 2001, p. 5
(2): Cfr. S. Lalande, "Dizionario critico di filosofia", maggio 1971, p.424
(3): Cfr: N. Wiener, "..Informzione è informazione, non materia o energia", 1961
(4): Cfr. A. Saggio, "Nuova soggettività. L'architettura tra comunicazione e informazione", settembre 2001, pp. 14-21
(5): Cfr. R. De Fusco, ivi sopra, pp. 5-13
Bibliografia:
Maldonado Tomàs (1992), "Realtà e virtuale", Milano, Feltrinelli
Dioguardi Davide Maria (1992), "Architettura e informatica", Bari, Palomar
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